Muoversi tra i livelli di analisi delle narrazioni mediali”: aspetti produttivi, narrativi e sociali

del Gruppo Le Grille Parlanti

Abbiamo deciso di impostare il nostro lavoro analizzando la figura femminile all’interno del mondo dei telefilm. L’obiettivo che ci siamo poste è capire in che modo, in essi, vengono rappresentate le donne. Per cercare di rispondere a questo interrogativo abbiamo analizzato i livelli narrativo, sociale e produttivo all’interno di alcuni telefilm: Sex and the City, Ally McBeal e Una mamma per amica.

Partiamo dall’analisi di Sex and the City dove le quattro protagoniste, nonostante siano completamente diverse tra loro da un punto di vista caratteriale e professionale, appartengono tutte allo stereotipo di ricche donne in carriera (Miranda è avvocato, Carrie è giornalista, Samantha è manager nelle Pubbliche Relazioni e Charlotte è gallerista). Tuttavia, paradossalmente, nella narrazione la loro professione viene solo accennata in quanto costituisce il presupposto del loro essere, e si preferisce mettere in scena tutto ciò che accade nel loro tempo libero. Le quattro amiche, infatti, vengono generalmente ritratte sedute intorno a un tavolo con un bicchiere di Cosmopolitan in mano ad ogni ora del giorno, in giro per i locali più “in” di Manhattan o intente a fare shopping, ma il tutto sempre accompagnato da frivole chiacchiere sulle loro vicende sentimentali e sessuali.

Quanto detto oscilla fra due livelli: quello narrativo e quello produttivo. Se infatti da un punto di vista narrativo è comprensibile, poiché più interessante ai fini della trama, mostrare cosa succede nel loro tempo libero piuttosto che nel loro ambiente professionale, dal punto di vista produttivo può essere letto come un modo – voluto dai produttori – per svilire la loro immagine di donne in carriera. Dal punto di vista sociale, per quanto i caratteri dei personaggi possano essere considerati abbastanza realistici, è irrealistico il fatto che delle donne tanto affermate lavorino così poche ore al giorno da avere quotidianamente tutto questo tempo per le amiche, lo shopping e le chiacchiere. Infatti, una comune donna in carriera per raggiungere questo status dovrebbe lavorare almeno 12 ore al giorno!

Contrariamente a ciò che avviene in Sex and the City, in Ally McBeal la protagonista, pur appartenendo anch’essa allo stereotipo della donna in carriera, dal punto di vista sociale appare più vicina alla nostra concezione di donna emancipata. Infatti la narrazione è incentrata sulla descrizione di ciò che avviene nello studio legale in cui lavora, per quanto vengano rappresentati anche i suoi momenti di svago, che tuttavia occupano uno spazio ristretto della sua giornata. Ciò che sembra derivare, dal punto di vista produttivo, è il mettere in luce la sua notevole capacità lavorativa a discapito della sua sfortunata vita sentimentale. Tuttavia, a livello sociale, questa contrapposizione tra positività (legata alla carriera) e negatività (legata all’amore) rende Ally più umana, più realistica in quanto lontana dall’avere una vita perfetta.

Infine, in Una mamma per amica viene presentata la vita di Lorelay in tutti i suoi aspetti: lavorativo, familiare e sentimentale. A livello narrativo si racconta, infatti, sia la sua vita professionale, che la vede trasformarsi da direttrice di un albergo a proprietaria di una locanda che gestisce lei stessa, sia la sua vicenda familiare che ruota intorno alla sua figura di “mamma single”, capace di districarsi tra il suo ruolo di genitore e il suo essere donna. A livello sociale ci appare, dunque, una persona “normale” che nonostante abbia una sua attività non rappresenta lo stereotipo della donna di successo alla “Sex and the City”; inoltre la sua esistenza non è priva di problemi: il rapporto conflittuale con i genitori (in particolare la madre), il difficile legame col padre di sua figlia e la scarsa disponibilità finanziaria che si verifica durante il periodo relativo all’apertura della locanda o all’iscrizione all’università di Rory. L’immagine che emerge dall’analisi dei due precedenti livelli è quella di una donna realizzata sia da un punto di vista professionale che privato; sembra quindi che l’intento dei produttori sia creare uno stereotipo femminile positivo che metta in luce la “grandezza” a cui una donna può arrivare.

In definitiva possiamo constatare che all’interno di un telefilm lo stesso argomento può portare a conclusioni diverse. In Sex and the City la scelta di affrontare il tema della donna in carriera sembra, a livello narrativo, mettere in luce l’emancipazione femminile. Tuttavia, la scelta di rappresentare solo i momenti di svago trasforma quest’apparente tratto positivo in un elemento negativo, poiché interpretabile come tentativo dei produttori di svilire la figura della donna di successo.

In Ally McBeal il suo essere “normale” appare apprezzabile a un livello sociale, mentre a livello produttivo la scelta di renderla “vincente” in campo lavorativo ma “perdente” nella sfera sentimentale sembra escludere la possibilità, per una donna, di essere appagata in ogni ambito.

In Una mamma per amica, infine, l’immagine di Lorelay che ci viene proposta coincide nei tre livelli, ed è quella della donna che nella sua “normalità” appare più vicina alla nostra realtà, forse perché si sceglie di presentarla realizzata in tutti i campi, ma senza raggiungere l’eccezionalità.

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