Riflessione sul telefilm “Brothers and Sisters”

Del Gruppo C.S.I. Cinque Studentesse Insospettabili

All’interno del telefilm “Brothers and Sisters” emergono alcune tematiche che rappresentano in modo chiaro e inequivocabile le caratteristiche del mondo in cui viviamo e che, soprattutto a partire dal 2001, ovvero con l’attentato terroristico che ha colpito le torri gemelle, simbolo della potenza degli Stati Uniti d’America, costituiscono i tratti essenziali su cui si struttura la realtà degli ultimi anni a livello globale.

La prima espressione che può definire questa condizione è quella di globalizzazione, ossia quel fenomeno mediante il quale si è verificata un’estensione delle relazioni sociali mondiali, si è instaurata una forte interdipendenza tra le varie parti del mondo, innanzitutto, per effetto dell’affermazione di un’economia su base globale e, infine, si è diffusa la triste minaccia di vivere in una società mondiale del rischio, di cui il telefilm ne porta all’attenzione una dimensione in particolare: il terrorismo.

L’episodio visto in aula, infatti, è strutturato tutto attorno alla strage dell’11 settembre, evento che oltre ad aver colpito il popolo americano e coloro che hanno avuto esperienza diretta del misfatto, estende i suoi effetti ad ogni estremità del mondo, realizzando, appunto, quell’estensione delle relazioni sociali a livello globale.

A questo proposito, possiamo prendere in considerazione alcuni elementi della narrazione che esemplificano e forniscono una concezione efficace dell’impatto dell’attentato sul luogo della tragedia e sull’interiorità delle persone.

La nostra attenzione si è focalizzata proprio sulla valenza narrativa ricoperta dal bicchiere, di cui abbiamo notato alcuni significati:

- può essere interpretato come figura retorica onomatopeica, poiché, al momento in cui cade al suolo produce un rumore intenso e grave come quello che si verifica al momento dell’esplosione delle torri. In altre parole, la caduta ripropone in formato ridotto lo scoppio derivato dall’impatto degli aerei contro gli edifici americani;

- nell’istante in cui il bicchiere si infrange il succo d’arancia che era contenuto al suo interno si disperde sul pavimento, rappresentando una metafora del sangue, versato a causa dell’atto terroristico;

- i frammenti del bicchiere assumono un doppio significato: da una parte, simboleggiano le macerie prodotte dalla distruzione delle torri e, dall’altra, le vite infrante a causa della tragedia;

- inoltre, tenendo presente che una caratteristica del vetro è quella di saltare e disperdersi ovunque nel momento in cui si rompe, possiamo interpretare questa specificità del materiale in questione come una rappresentazione di quanto questo attentato abbia coinvolto il mondo intero, persino coloro che si trovano nel punto più lontano dall’evento. In questo modo, possiamo individuare quella che è la potente valenza emotiva che deriva dall’attacco terroristico, poiché al crollo dei due grattacieli si è accompagnata la perdita di migliaia di vite, toccando nel profondo l’intimità di chiunque si sia trovato a venire a conoscenza dell’esplosione, ma anche la rottura della normalità e della sicurezza, cioè da quel giorno il mondo non è più lo stesso: tutti ci sentiamo in pericolo e non vediamo soluzione a questa precarietà dell’esistenza;

- il bicchiere può, quindi, anche indicare il cambiamento improvviso: a una situazione di tranquillità in cui ci si trova a sorseggiare una bibita, segue la caduta del contenitore, creando confusione e smarrimento, come fosse una sorta di proiezione di quanto si è vissuto a causa dell’imprevedibile e inaspettato atto terroristico.

Da quanto detto, dunque, il telefilm, si fa traduttore di quanto sta attualmente avvenendo e che difficilmente risulta essere adeguatamente gestibile: la perdita del primato e dell’indiscutibilità della scienza (di cui gli USA ne sono l’emblema), che non basta più a garantire la sicurezza e a spiegare gli eventi, finendo, paradossalmente, per produrre essa stessa pericoli incontrollabili e imprevedibili; il superamento e la cancellazione dei confini spaziali e temporali, creando spazi d’azione transnazionali; la disparità di ricchezza e di sviluppo e, conseguentemente, lo scontro tra civiltà, nascita di nazionalismi e fondamentalismi (l’attentato terroristico viene compiuto da parte del popolo islamico), spingendosi fino all’uso delle armi (sempre l’attacco alle torri gemelle).

Si assiste così alla nascita di una spirale di distruzione, i cui effetti possono sommarsi in una grande crisi dovuta ad un insieme di tanti singoli fenomeni critici. Le minacce globali mettono in discussione i sistemi di sicurezza tradizionali, i danni perdono la limitazione spazio-temporale (coinvolgimento mondiale) e viene messo in discussione il principio dell’individuazione delle responsabilità degli elementi negativi della globalizzazione.

L’unica certezza diviene il vivere nella continua paura di ciò che è rivelato e di ciò che si nasconde (il rischio del terrorismo). In altre parole, ci sentiamo minacciati e associamo la nostra vita alla stessa vulnerabilità del bicchiere e, per questo, abbiamo timore di vivere liberamente, perché la nostra coscienza, la nostra memoria e la realtà dei fatti ci riconducono a quell’evento, cioè alla fine di una vita tranquilla e all’annuncio di un prossimo, inaspettato e imprevedibile destino di insicurezza spaziale, temporale e affettiva, ovvero, cancella qualsiasi prospettiva di costruire un futuro positivo e migliore del presente.

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