Kyle XY: I cloni girano intorno a noi

di Giovanni Usai [Gruppo I cani di Biddaalandia]

Si è parlato di immaginario, diversità, rottura degli schemi, voce fuori campo. Ecco a mio modo di vedere un telefilm che racchiude tutti questi elementi:

Kyle XY è una serie televisiva americana che narra le vicende di Kyle, un sedicenne che viene trovato nei boschi alle porte di Seattle. Non sa chi è, non sa dove si trova e non sa cosa sia mangiare, bere, né conosce le cose più elementari e le norme di comportamento sociale. Ha però una particolarità fisica che lo rende unico: non ha l’ombelico.

Chi è in realtà Kyle? Nicole Trager, la psicologa dell’istituto per ragazzi sbandati in cui Kyle viene portato dalla polizia, intuisce subito che nel ragazzo c’è qualcosa di straordinario. Nicole decide allora, seppur con qualche resistenza da parte dei figli Lori e Josh e del marito Stephen , di ospitarlo in casa sua.

Inizia così una convivenza difficile, a tratti tesa e nervosa: ogni giorno Kyle scopre cose nuove, la musica, la gelosia, l’amore…e inizia a manifestare capacità sconcertanti, a cui nessuno sa dare una spiegazione. Le domande sulla sua identità sono quindi destinate a moltiplicarsi: chi è veramente Kyle? Da dove arriva?

Non vorrei rovinare la sorpresa a qualcuno ma nel corso della seconda serie si scopre che Kyle è un clone che è rimasto sedici anni in gestazione chiuso in una vasca.

Fin dall’inizio del telefilm appare chiaro che il ragazzo è buono. Ogni puntata cerca di aiutare qualcuno e si preoccupa per tutto ciò che lo circonda, specialmente per la sua famiglia (i Trager).

Una cosa interessante è la voce fuoricampo che chiude tutte le puntate e interviene spesso anche durante il loro svolgimento per far capire i pensieri del protagonista principale. Trovo che sia un elemento molto rilevante, perché in fondo Kyle è rappresentato come un bambino che impara giorno per girono cose nuove come modi di dire, sentimenti etc…

Mi sembra chiaro che Kyle rappresenta qualcosa che rompe gli schemi, qualcosa di “diverso”.

Si può parlare di diversità che non fa male? In fin dei conti qui non stiamo analizzando un marziano (anche se si tratta di clone) o un omosessuale. Si tratta solo di un ragazzo che ha conosciuto la vita e cerca sempre di capire il modo migliore di agire. Ma esistono veramente persone pronte a sacrificare la propria esistenza per portare serenità ai loro cari?

Questo telefilm è forse un pretesto per introdurci nella convinzione che si possano clonare gli esseri umani senza conseguenze negative?

In effetti Kyle nella seconda serie conosce un altro clone Jessie, che a causa di un’esperienza totalmente diversa dal protagonista, fatta di inganni e solitudine (non ha nemmeno l’appoggio di una famiglia che le vuole bene), nasce da subito con un’indole malvagia. La vicinanza del protagonista la porta sempre a rinnegare in qualche modo questa sua indole per poi ritornare sui suoi passi. In sostanza ci vogliono proprio togliere tutti i dubbi sulla clonazione umana?

Qual è il vero intento del telefilm? Vuole farci intendere che l’esperienza e l’educazione ricevuta incidono sul carattere di una persona o forse che si nasce buoni o cattivi a prescindere dal proprio vissuto?

Ai posteri l’ardua sentenza, per ora godetevi questo telefilm.

Chiudo con una curiosità legata al nome: Kyle XY. X e Y sono i cromosomi sessuali che determinano il sesso di un individuo. XY sono i cromosomi maschili mentre XX sono quelli femminili (infatti Jessie risulta essere XX).

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