Afterworld - il telefilmgame

Dal 3 marzo 2008 su AXN (canale 134 di Sky) e su axn.it/afterworld è in onda Afterworld un telefilm diverso dagli altri.

Alcuni lo inseriscono nelle serie animate, ma credo che possa godere anche della definizione di telefilm in senso più ampio. Afterworld è infatti qualcosa di più! È un telefilm che subisce l’influsso dei videogiochi e diventa una serie adrenalinica ricca di mistero. Gli attori non sono esseri umani in carne ed ossa, ma sono completamente realizzati al computer. I movimenti non sono sempre fluidi, dinamici, ma il montaggio e le inquadrature sono dei fotogrammi disposti uno di seguito all’altro accompagnati dalla voce narrante del protagonista che sembra parlarci di un passato ormai lontano.

Lo scorso anno, negli USA, ha riscosso numeroso successo e quest’anno i 130 episodi (attualmente sono a circa 40 messe in onda), con una durata che oscilla dai 3 ai 5 minuti, sono giunti in Italia. In America la serie veniva trasmessa (e tutt’ora è presente) su YouTube nel canale AfterworldTV ed è completamente realizzata con la tecnica dell’in-game-movies. In Italia AXN ha preferito dedicare un sito interattivo e guardare il telefilm da questo spazio è come giocarci. Per vedere gli episodi (gratuitamente) bisogna interagire con la mappa del sito come se fosse quella di un pannello dei comandi di un’astronave.

La trama ruota attorno alla “caduta” della razza umana e i rimandi ad altre opere note dell’industria culturale è palese, ma il tutto è fatto con stile ed elenganza.

Il protagonista è Russell Shoemaker ed in ogni episodio si introduce così:

Mi chiamo Russell Shoemaker. Vendevo tecnologia al mondo, quando ancora c’era la tecnologia e persone a cui venderla…

Ma che cosa ha di così particolare questo telefilm?

Credo che si possa riassumere con una sola parola magica “l’interazione” ma sarebbe troppo poco. Russell Shoemaker siamo un po’ tutti noi, dipendenti dalla tecnologia e che crediamo sia veramente difficile vivere senza di essa (io per primo). Afterworld coinvolge perché usa un tema comune “la paura dell’Apocalisse” ma la presenta al pubblico in maniera completamente differente dalla Bibbia. Non ci sono lingue di fuoco, cavalli alati ecc… C’è un uomo (solo uno?) che tenta di tornare a casa come Ulisse e la sua Itaca. Le città non sono più dei “luoghi”, ma possono essere paragonati ai limbi danteschi dove, per attraversarle ed abbandonarle, bisogna superare diversi ostacoli.

Non voglio dire altro, spero solo di essere riuscito a suscitare, in chi ancora non l’ha visto, la curiosità di iniziare il viaggio come Russell Shoemaker.

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