di Gabriella Sanna [Gruppo le Grille Parlanti]
Il tema della rottura della cornice credo sia stato uno dei più apprezzati a lezione… Iniziato coi telefilm ora prosegue coi fumetti, interpretabili in ogni modo infatti – quelli visionati – tranne che, forse, dentro gli schemi del classico fumetto (almeno per chi come me: fumetto = Topolino).
Affascina, attrae l’idea del rompere la cornice, tanto che penso che ognuno dei gruppi nel proprio lavoro abbia mirato ad esaltarne l’aspetto positivo, la “grandiosità” della cosa. Eppure, forse, a volte non sembra la soluzione giusta. Mi chiedo se certe scelte produttive volte a rompere la cornice – talvolta anche solo quella creata dalle stesse logiche-trama-personaggi del telefilm – non sia azzardata, o non si mostri in realtà come la scelta sbagliata.
Chi come me ha seguito O.C. ha visto sfaldarsi il suo bel quadretto Ryan-Set-Summer-Marissa data la morte di quest’ultima… E che forse non sia stata una scelta azzeccata lo dimostra il relativo successo ottenuto dalla stagione post-Marissa. Del resto quale sarebbe la nostra reazione nello scoprire che anche in Smallville Lana, l’eterna non-findazata di Clark Kent ma comunque la sua perfetta metà, ci lasciasse per davvero? (La sesta stagione si conclude con la morte di Lana appunto, o almeno così sembra…) Che se ben si sa è Lois Lane – nell’originale storia di Superman – a comparire come l’oggetto dei desideri del nostro uomo-super, e che forse è a questo finale che Smallville deve giungere, credo che ci si aspetti comunque di veder comporsi quel tipico quadretto da lieto fine a cui le varie puntate, delle varie stagioni, ci hanno fatto aspirare.
La rottura della cornice non sempre quindi produce gli esiti sperati: che se il rompere gli schemi può dirsi spesso un elemento capace di attrarre e fidelizzare il pubblico, talvolta può portare ad esisti sostanzialmente opposti. Perciò le serie non a caso, qualche volta, optano per una non-rottura della cornice e anzi mirano ad una riconferma esplicita della stessa. Questo accade nell’ultima puntata dell’ultima serie di Una mamma per amica: per quanto Rory sia lì pronta a lasciare quell’atipico nucleo familiare e quel suo amato paesino per buttarsi nel mondo del lavoro, la scena finale che ci viene mostrata ritrae la solita piacevole e felice immagine di Rory e Lorelay intente a mangiare le loro solite “buone schifezze” nel solito posto, da Luke. E la scena, il quadro, la cornice, appunto, viene enfatizzata al massimo quando la camera si allontana dai tre soggetti per inquadrarli visti dal di fuori della vetrata rettangolare del locale, la cui forma, tipica appunto di un quadro, viene esaltata da una luminaria posta sul perimetro della stessa, quasi a mostrare che niente, in fondo, di quel mondo cui ci si è affezionati nel corso delle puntate è cambiato.
Postato in: Telefilm, Una mamma per amica | Contrassegnato da tag: Una mamma per amica, "The O.C."








