di Roberta Riccio [Gruppo C.S.I - Cinque studentesse insospettabili]
Abbiamo visto a lezione quanto i fumetti portino alle estreme conseguenze le tendenze culturali, sociali e umane che si affermano in un determinato tempo, talvolta, presentando anche delle creazioni premonitrici sul quello che avverrà in futuro, poi, non così lontano.
A questo proposito, mi sono venuti in mente dei riferimenti ad alcuni telefilm, che mettono in evidenza il gioco su cui fa leva l’incisività del fumetto e che, in questo senso, risultano analoghi, anche se, spesso, non presentati in chiave rivoluzionaria.
Super Vicky
Primo fra tutti, mi viene sovviene il telefilm “Super Vicky”, il cui titolo presenta la protagonista di tutta la serie e il cui nome originale nell’edizione americana era “Small Wonder” (piccola meraviglia).
Gli episodi narrano le vicende della famiglia Lawson e di Vicky (originariamente V.I.C.I.: Voice Input Child Indenticate), un robot dotato di velocità e forza sovrumane con le sembianze di una bambina di circa 10 anni, progettato e costruito dal capofamiglia Ted, un ingegnere elettronico, allo scopo di fornire un aiuto casalingo. Vicky vive con i Lawson come se fosse un membro della famiglia (i Lawson dichiareranno che si tratta di una figlia adottiva, per nascondere la sua vera natura), per far sì che potesse abituarsi alla vita in casa.
Oltre a Vicky e a Ted la famiglia Lawson comprende la moglie Joan e il figlio Jamie, il quale deve affrontare le avances della curiosissima e pettegola vicina Harriet, amica del ragazzo e presto anche di Vicky, senza sospettare minimamente la realtà dei fatti.
In ogni modo, Vicky è pur sempre un robot e, come tale, non potrà fare a meno di combinare guai o interpretare scorrettamente gli ordini a lei impartiti. Infatti, i momenti più divertenti della serie sono certamente quelli in cui Vicky tenta di apprendere i comportamenti umani, la sua interpretazione “letterale” dei comandi ed i tentativi, da parte della famiglia, di nascondere la verità sulla sua natura.
Da quanto detto la storia di questo telefilm ripropone in chiave comica e meno estremizzata il tema presente nel fumetto “Fango ed Ossigeno”, ovvero la volontà di costruire un mondo di robot che abbiano la capacità di sostituirsi e svolgere le attività comunemente attuate dagli uomini (lo scopo con il quale era stata costruita, infatti, era quello di fornire un aiuto nelle faccende domestiche), dotandoli anche di prerogative prettamente umane: sensibilità, capacità di decisione, di relazione e di elaborazione autonoma, come ben dimostrato dal tentativo di integrare la bambola meccanica all’interno del nucleo familiare, considerandola come una figlia naturale e non come figlia dell’intelletto e del lavoro di Ted Lawson.
In questo senso, inoltre, il telefilm, essendosi affermato negli anni ottanta, fa leva sull’alta computerizzazione che si sta diffondendo in gran parte del mondo con l’avvento del personal computer. Vicky, infatti, per poter funzionare, è dotata di un pannello di controllo posto sulla sua schiena, esattamente, come il computer riporta questa funzionalità nel suo menù e tramite la quale è possibile attivare e modificarne le impostazioni e risolvere eventuali problemi.
Jake 2.0
La trama ha per protagonista Jake Foley, un tecnico del computer in forza presso la NSA, che, un giorno, a causa di un incidente, viene trasformato nel primo uomo geneticamente migliorato, tramite milioni di microscopici naniti computerizzati, che hanno avuto l’effetto di conferirgli forza, velocità, ascolto super intensificato, una vista acutissima e la capacità di interfacciarsi con qualsiasi dispositivo tecnologico.
Quando le sue capacità vengono scoperte, l’agenzia di sicurezza nazionale lo dispone al centro di nuova squadra speciale di OPS, affidandogli il ruolo di agente segreto, situazione nella quale Jake è costretto a manipolare le sue due vite da “super-hero” e da essere umano normale, quale lui era prima dell’incidente.
Anche in questo caso si ripresentano le caratteristiche intrecciate tra “Fango e ossigeno” e “Super Vicky”, con una variante: questa volta Jake non è un robot ma si comporta come fosse tale grazie all’azione dei naniti incorporati all’interno del suo corpo. Il risultato, pertanto, è lo stesso: capacità sovraumane che lo rendono potente ma che, contemporaneamente, lo ostacolano nel riprendere in mano la sua vita e trascorrerla nel modo più naturale possibile. Ora, infatti, oltre che svolgere un compito delicato quale è quello dell’agente segreto, deve tutelare la sua identità, relativa alla sua professione, e la sua specificità, perché facilmente strumentabile dai nemici e dalla criminalità che combatte e perché esposto ai difetti della tecnica, ovvero alle disfunzioni collegate alla messa in pratica delle possibilità fornite dal “suo microcip interno”, che, spesso, lo rendono vulnerabile nel portare a termine le sue missioni.
L’Incredibile Hulk
Protagonista della serie è David Banner, un famoso scienziato. Dopo non essere riuscito a salvare la moglie coinvolta in un incidente stradale per lui diventa prioritario riuscire a scoprire il segreto della forza interiore che tutti gli uomini possiedono.
A questo scopo lo scienziato conduce molti esperimenti utilizzando i raggi gamma. Proprio durante uno di questi esperimenti, per un incidente, David viene investito da una dose letale di radiazioni, che hanno un effetto particolare sul suo organismo. I raggi gamma, infatti, agiscono sul metabolismo di Banner, trasformando il mite scienziato in un fortissimo gigante verde senza cervello, l’Incredibile Hulk. Da questo momento Banner non sarà più lo stesso uomo, ma quando qualcuno o qualcosa gli farà perdere il controllo emotivo si trasformerà in Hulk.
Per proteggere il suo segreto David sarà costretto a scappare e a cercare una cura in giro per il mondo. Tutti crederanno morto lo scienziato e un giornalista si metterà sulle tracce di Hulk, credendolo responsabile della morte di Banner e cercando di scoprire il mistero che si cela dietro il mostro verde.
In questo caso, il messaggio che il prodotto mediale vuole far passare è ancora una proiezione sul futuro: la possibilità di modificare geneticamente l’organismo umano. Questa condizione rivela un lato positivo e un lato negativo e spaventoso. Per quanto riguarda il primo, si pensi alle scoperte scientifiche, che mediante esami ed interventi consentono di prevenire e curare le malattie. Ma se la malattia fosse proprio questo cambiamento? Questa è la situazione che si trova a vivere Banner, che, umanamente, impossibilitato a salvare la moglie da un incidente cerca conforto e spiegazioni della sua fallibilità nel comportamento umano, conducendo svariati esperimenti, dei quali diviene vittima e dipendente.
Sembra che la sua vita sia legata sempre ad un fatale incidente, che prima gli leva la moglie e, successivamente, la conduzione della sua vita, della quale non è più padrone, in particolar modo, nei momenti in cui si fa sopraffare dalla sensibilità e dalle sue emozioni.
Tutto questo dimostra, un po’ come emerso dalla visione del telefilm “Brothers and Sisters” che la scienza ha perso, ormai, i fondamenti della sua controllabilità e della sua eticità, divenendo essa stessa artefice della propria distruzione e della minaccia cui incorre la Terra, esattamente come è avvenuto a Banner con i raggi gamma, trasformandosi in un essere mostruoso (ricorre il tema del mostro come condizione ricercata per affrancarsi dal dolore derivato dalla perdita della moglie) e verde, a rappresentare la rabbia per non essere stato in grado di salvare la compagna e per essere rimasto anche lui intrappolato nelle sue incapacità (l’insuccesso dell’esperimento che lo ha schiavizzato a questa condizione).
Alf
E’ il 22 settembre del 1986 quando un oggetto volante non identificato si schianta su un garage al 167 Hemdale di Los Angeles, California. Il garage appartiene alla famiglia Tunner che si ritrova, praticamente in casa, un alieno proveniente da un pianeta con una luna verde, che ruota attorno a un sole color porpora, chiamato Melmac.
L’alieno una specie di peluche marrone, peloso e con un grosso naso, si chiama Gordon Shumway ma viene soprannominato, dai Tunner (nella cui casa si stabilisce) ALF (Alien Life Form).
ALF è un extra-terrestre con 8 stomaci e il cuore nelle orecchie; nasce il 28 ottobre 1756 (del nostro calendario) sul pianeta Melmac, ha frequentato la scuola superiore per 122 anni, dove è stato un campione di Bouillabaisseball, una sorta di baseball locale.
È stato un attore e un modello prima di diventare membro della Guardia Orbitale del pianeta, il suo piatto preferito sono i gatti (vorrebbe infatti degustare Lucky, il gatto dei Tunner) che sembrano essere molto apprezzati nella cucina di Melmac.
La nave spaziale con cui ALF si schianta sulla Terra non può più essere riparata e comunque il nostro simpatico ET non saprebbe dove andare, dal momento che il suo pianeta natale è esploso poco dopo la sua partenza. ALF, così, si stabilisce nella casa dei Tunner (dormendo prima nella lavanderia e poi nel garage) e scombinando in questo modo la vita di una normale famiglia americana che, tuttavia, lo adotta come un figlio e cerca di aiutarlo occultando la sua esistenza per paura di quello che il governo possa fare se dovesse scoprire il povero piccolo, tenero alieno.
Diventa a questo punto un membro della famiglia Tunner, sempre tenuto nascosto, impara fin troppo bene a sopravvivere alla monotonia casalinga dedicandosi alla televisione e al cibo.
Nel caso do questo telefilm, invece, diviene protagonista lo stupore, il timore e il desiderio di scoprire un mondo altro che possa essere assunto come affine al nostro pianeta e che possa dimostrare l’esistenza degli alieni. Come consueto, infatti, questa forma extra-terrestre che si trova ad “incappare” sul nostro pianeta ha un aspetto strano, che al contrario, però, della concezione comune, non possiede un aspetto terrificante, ma viene associato a quello di un normale peluche con il quale si può giocare. Questa immagine lo rende simpatico alla famiglia che si trova ad accoglierlo e facilmente ad amarlo.
La sua estraneità dal mondo degli umani serve a metterne in luce alcune contraddizioni, comicità e inutilità, poiché Alf è in grado di “caricare”, come fosse un fumetto, quelle che sono le abitudini di vita dei terrestri, portandole al livello dell’esagerazione, ma per le quali ha una forte predisposizione all’adattamento e al farle proprie.
Possiamo, quindi, concludere che gli alieni ci guardano da lassù, sanno della nostra esistenza e vengono a conoscerci, regalandosi solo ad alcuni pochi eletti, che senza pregiudizi sono in grado di farli sentire a loro agio, senza vederli come altro da sé.
Gli alieni, dunque, esistono o sono frutto della nostra immaginazione e del tentativo di giustificare avvenimenti inspiegabili? E se non fosse Alf a richiedere la possibilità di scappare da un pianeta che sta conoscendo la sua fine, ma noi che abbiamo bisogno di scampare al nostro inferno?
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