di Emanuela Canu [Gruppo Groucho e le Charlie's Angels]
Dietro la cornice: la realtà.
Riflettendo sul tema mi è venuto subito in mente come esempio da cui partire per dibattere sull’argomento il telefilm The O.C.. La serie infatti ben rappresenta un determinato immaginario quello di Orange County e nello specifico della cittadina di Newport Beach, che a prima vista dallo spettatore viene classificata come una cornice perfetta: tutti sono belli, ricchi e felici, hanno case meravigliose, macchine di lusso e abiti firmati. La cosa che spiazza però è che durante le puntate i personaggi abbandonano la cornice in cui sono rilegati dallo spettatore per andare oltre.
Innanzitutto partiamo con l’esempio di Ryan, quest’ultimo è un ragazzo dal passato difficile che fa la comparsa nel mondo di Newport Beach perché adottato dalla famiglia Cohen. Ryan è il tipico adolescente difficile, cresciuto senza i genitori, solo, con il fratello maggiore che come vedremo sarà la causa del suo male ma anche della sua fortuna più grande, infatti, grazie al furto commesso insieme a lui, in tribunale durante il suo processo, conoscerà Sandy Cohen che lo porterà a casa con lui e chiederà successivamente il suo affidamento. Da quel momento la vita Ryan cambierà completamente, da piccolo delinquente diventerà “un bravo ragazzo” spesso esempio di saggezza e maturità.Altro personaggio di rilievo per la serie è Seth, figlio naturale dei Sandy e Kirsten Cohen, e migliore amico di Ryan. Seth è il tipico “ragazzo complessato” che nonostante un’apparenza agli occhi degli spettatori di superfortunato per la condizione in cui vive, è in realtà un ragazzo infelice, preso in giro dai bulli della scuola, tacciato come sfigato e femminuccia. Ma soprattutto Seth è snobbato da Summer, la ragazza che ama segretamente dalle medie. Summer è la tipica ochetta cheerleader, fissata con trucco e parrucco, che non esce mai di casa se non ha perfettamente abbinato i colori dei capi che indossa e se non è griffata dalla testa ai piedi. Migliore amica di Summer è Marissa, anche lei una ragazza che all’apparenza sembrerebbe la reginetta della scuola, bella, ricca e capo cheerleader.
Esaminando nel particolare questi quattro personaggi e non andando oltre è chiaro come lo spettatore già dalla prima puntata della serie si possa far una determinata idea sulle loro figure, penso non sia capitato solo a me ma a tutti di fare un’iniziale classificazione dei personaggi in base a come appaiono, abbiamo Seth lo sfigato, Marissa e Summer le reginette della scuola belle e impossibili e abbiamo infine Ryan il ragazzaccio baciato dalla fortuna. Nel corso delle puntate queste cornici in cui vivono i personaggi vengono pian piano abbandonate ed ecco che si va oltre, si scopre che dietro all’apparenza del perfetto nella realtà non esiste altro che l’imperfezione e la disperazione più assoluta, ci troviamo davanti una Marissa tormentata interiormente che usa qualsiasi tipo di eccesso, dalla droga all’alcool per sfuggire alla realtà che la circonda, caratterizzata da un padre ladro che per mantenere il tenore di vita ruba ai clienti per cui lavora e come vedremo avrà guai giudiziari e abbandonerà per questo la famiglia e la città. Abbiamo poi Seth, un adolescente ricco ma tremendamente infelice perché non riesce ad uscire dal guscio che abita, non riesce a integrarsi nella società, ma soprattutto non riesce a conquistare la sua amata Summer. Quest’ultima potrebbe sembrare quella che per più tempo nella serie mantiene la propria cornice addosso, fino alla 4 serie, dove abbandona unghie laccate e vestiti di marca per diventare una no global, una militante di un’associazione ecologista che combatte contro l’inquinamento mondiale per la salvaguardia delle foche.
Come si può vedere, quindi, di primo acchito lo spettatore tende verso quella che viene definita urgenza classificatoria dei personaggi, che vengono dal pubblico classificati all’interno di una determinata cornice, che abbandonano a mano a mano che si evolve il telefilm, per andare addirittura a stravolgerla completamente. Ciò possiamo vederlo nel personaggio di Summer appunto, o di Seth che riuscirà a conquistare la sua amata.
L’individuo ha da sempre utilizzato l’urgenza classificatoria, per ridurre la complessità del mondo circostante, sfruttando generalizzazioni concettuali che riconducono ogni evento ignoto a classificazioni note. Da tale atteggiamento mentale deriva un fenomeno definito profezia autoavverante, atto ad esplicitare come i nostri stessi pensieri riescano a direzionare la nostra percezione della realtà circostante. Questo perché l’uomo da sempre osserva, raccoglie e capta tutte le informazioni possibili dalla situazione contingente senza una partecipazione neutra e oggettiva ma empatica, e mantenendo attiva la propria capacità selettiva di giudizio.
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Vedo che hai citato Watzlawick (”Istruzioni per rendersi infelici” è uno dei miei libri preferiti).
Sono d’accordo con il tuo punto di vista. Tendiamo tutti a classificare le persone, quasi a voler confermare dei dati statistici e diamo molta importanza agli atteggiamenti che confermano la nostra teoria, che fanno ricadere quella persona sotto quella particolare cornice.
Già… succede proprio così… la “profezia autoavverante” è il riferimento che meglio chiarisce l’idea…
Stiamo diventando delle macchine ipercritiche, non c’è cosa che passi inosservata, e quando accade quello che ci aspettavamo ci sentiamo come se fosse successo perché “noi l’avevamo detto!”.
Oggi è andata in onda la prima puntata della quarta serie di Oc. Dopo la morte di Marissa, il mondo perfetto che Ryan era riuscito a costruirsi sembra nuovamente essere crollato. Il suo senso di colpa per tutti i guai che secondo lui ha causato alla famiglia Cohen non gli permettono più di viviere con gioia, e sopratutto in quella casa. Arriva a smuovere la situazione Summer che per seth Cohen e il suo mondo, quello dei fumetti, è la paladina della giustizia. Porta sulla retta via Ryan che torna dalla famiglia Cohen decidendo anche di orientrsi nuovamnete verso l’università. Forse da qui tutto prevedibile, gli eterni innamorati Summer e Seth, ma Ryan?