Kebab for breakfast, La Tata, Will&Grace

di Roberta Riccio [Gruppo C.S.I - Cinque studentesse insospettabili]

 

Kebab for breakfast

21dog9t.jpgFacendo mente locale sui possibili telefilm sui quali condurre una riflessione, mi è balzato alla mente quello intitolato “Kebab for breakfast”. È un telefilm che è stato trasmesso qualche tempo fa su Mtv (ma che forse è ancora nel palinsesto con una collocazione differente) e che tratta delle difficoltà che si trovano ad affrontare due famiglie di origini e tradizioni diverse e costrette a vivere insieme.

Più precisamente, la storia si dipana nella Germania orientale, territorio in cui si sono insediate, massicciamente, le genti di credo musulmano, fra le quali, in particolar modo, quelle provenienti dalla Turchia. Tuttavia, la difficoltà al centro di questa narrazione non deriva dalla presenza di queste etnie all’interno della regione tedesca, bensì dal doverle combinare e farle convivere all’interno di una stessa abitazione, per effetto di un amore sbocciato tra due genitori, appartenenti, appunto, a queste due differenti culture e disposti a coltivare il loro amore, coabitando sotto uno stesso tetto, al di là delle complicazioni che nasceranno dal mettere insieme due famiglie e due diversi stili di vita.

Il nucleo familiare che si viene a formare è costituito, da una parte, da una ragazza e un bambino, figli di una donna tedesca, da tempo divorziata, che finisce per innamorarsi di un uomo turco, rimasto vedovo con due figli, un maschio e una femmina, più o meno coetanei della ragazza tedesca.

I due genitori cercano da subito di unire i loro figli con scarsi risultati, trovando una causa in più nella reciproca non accettazione dell’altro. Successivamente, i rapporti si rilassano e i quattro adolescenti, pur difendendo i propri spazi, le proprie convinzioni e tradizioni si avvicinano e fanno largo all’affetto che sta nascendo tra loro.

Tuttavia, quando la situazione sembra andare per il meglio, tutti questi sforzi vengono vanificati da errori compiuti, principalmente, dai personaggi di origine tedesca, specialmente per quanto concerne l’alimentazione. Infatti, i componenti occidentali ignorano le regole stabilite dall’Islamismo riguardo il consumo di determinati cibi, preparando delle pietanze che infrangono le usanze musulmane e conducendo la famiglia turca a compiere dei “peccati di gola”, che, seppur compiuti inconsapevolmente, possono essere perdonati da Allah solamente con l’attuazione di numerose e severe pratiche di penitenza, suscitando, così, un ulteriore motivo di incomprensione e di allontanamento tra i componenti della famiglia “combinata”.

Un’altra dimensione molto marcata è il maschilismo dimostrato dal ragazzo turco sia nei riguardi della sorella naturale che di quella acquisita e che, sostanzialmente, si esprime nella volontà di prevalere sul sesso debole (altro esempio di diversità). Nonostante questo, il giovane smussa le spigolature del proprio carattere quando inizia a rivalutare la sorellastra, fino ad innamorarsene ed essere ricambiato, anche se li separeranno vari equivoci, che, comunque, li condurranno ad una convivenza più o meno serena sotto lo stesso tetto e per amore dei rispettivi genitori.

Questo sta a significare la possibilità di un integrazione con quello che è altro da sé, partendo da una semplice attrazione tra poli opposti e spingendosi fino al superamento e all’accettazione del diverso, vincendo il disagio, l’imbarazzo, l’intolleranza, l’incomprensione e il timore di relazionarsi con esso.

 

La Tata

nanny2dp6.jpgUn telefilm che sfrutta e potenzia il tema dell’immaginario collettivo e del mito è quello intitolato “La tata”. Si tratta di una narrazione, come si può intuire dal titolo stesso, incentrata sulla tematica della famiglia, dell’amore e dell’amicizia. Al di là di queste caratteristiche principali, la peculiarità di questa produzione si focalizza proprio sulla protagonista: Francesca Cacace, nata e cresciuta in Italia, precisamente a Frosinone, e che si trova a vivere in America insieme a sua zia Assunta, zio Antonio, la prozia Ietta e l’amica Lalla.

In tutte le serie, lei si rivela sempre una persona dai modi “caciaroni”: alza la voce, si agita, gesticola velocemente, ama mangiare, è tele-dipendente, in particolar modo di soap opera, e “impazzisce” alla sola idea e nel momento in cui incontra personaggi famosi, spesso, amici e colleghi del suo datore di lavoro, Maxwell Sheffield, di cui alleva i figli, rimasti orfani della madre.

In questo senso, Francesca incarna l’italiano-tipo che si crea nell’immaginario comune, ovvero una persona che, pur guardando all’America in prospettiva di sogno, difficilmente, rinuncia alla propria specificità, suscitando lo scalpore, lo stupore e lo scandalo di coloro che si relazionano con il personaggio in questione (altra forma di diversità).

Possiamo, quindi, concludere che in questo telefilm si propone una rappresentazione di quella frase tratta dalla celebre canzone di Renato Carosone che, tradotta in italiano dal dialetto napoletano dice: «Tu vuoi fare l’americano, ma sei nato in Italia, non c’è niente da fare (per cambiare questo dato di fatto)!».

Will&Grace

dvd-will-grace-1.jpgUn altro caso di diversità è quello proposto nel telefilm “Will and Grace”, i cui protagonisti, al tempo del college, rinunciarono a fidanzarsi, in conseguenza della rivelazione-confessione che Will fece a Grace riguardo la sua omosessualità.

Da quel momento i due si separano e si rincontrano molti anni dopo, finendo per vivere insieme, nonostante le loro differenti esigenze e scelte di vita (ritorna il tema della convivenza tra “diversi”).

La particolarità di questo tipo di narrazione è insita non nel riconoscere una “diversità” nella scelta compiuta da Will, che, anzi, viene concepita come normale e assolutamente non sconcertante, sia per coloro che lo circondano sia nella conduzione della sua vita, piuttosto, nell’incapacità di Grace di costruire una relazione duratura con un uomo cui piacciano le donne (almeno in tutte le serie precedenti all’ultima).

Questo “handicap” è relativo al suo sentirsi inappropriata, fuori luogo, inadatta, con un carattere eccessivamente altalenante, tanto da renderla diversa dal resto dell’universo femminile e “inferiore” a Will, che invece, riesce a realizzarsi e trarre soddisfazione sia dalla sua occupazione sia dalle sue relazioni amorose.

2 Responses to “Kebab for breakfast, La Tata, Will&Grace”

  1. Bel post!
    Complimenti per le analisi in parallelo tra i diversti telefilm.
    Io non ho mai visto Kebab for breakfast ma mi hai incuriosito. Ho seguito qualche puntata di La Tata (che nella versione americana, se non ricordo male, lei è greca) e di Will&Grace e hai proprio ragione! La “diversità” è il nocciolo della questione di entrambe le serie. Tutto ruota sul concetto del diverso da me. Poi ne La Tata oltre alle origini di lei c’è di mezzo anche il lavoro che è l’opposto di quello svolto da Maxwell Sheffield e dell’amore apparentemente impossibile tra i due.
    Se poi riflettiamo sul concetto di “dietro le quinte” in La Tata non può che essere messa in evidenza la cucina dove accade di tutto, o il corridoio punto cruciale per il maggiordomo o di Sisi che spiano le discussioni di Maxwell…

  2. Nella versione originale la Tata è Ebrea e viene dal Bronx. Inoltre Zia Assunta in realtà è la madre e la zia vecchia in realtà è la nonna.

    Di Kebab for breakfast anche io ho seguito poco, mentre Will&Grace continuo ogni tanto a seguirlo su Fox. Pensandoci bene la diversità è uno dei temi centrali di molti telefilm americani. In Lost ci sono i due coreani e c’è l’iracheno; in “24″ la paura del diverso è all’ordine del giorno ed è il fulcro di ognuna delle serie.

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